Bicicletta a pedalata assistita: i difetti che non esistono

bici elettrica

La bicicletta a pedalata assistita è un prodotto relativamente giovane e, come ogni innovazione che si rispetti, si è accompagnata negli anni a una serie di dicerie e critiche che, a una riesamina dei fatti, risultano essere assolutamente infondate. Spesso, i detrattori delle e-Bike prendono per buone alcune (innegabili) fragilità sistemiche relative ai primi prototipi messi sul mercato, ignorando gli incredibili progressi che il settore ha saputo porre in essere negli ultimissimi anni.

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Estetica

Inutile nasconderselo: i primi modelli di bicicletta a pedalata assistita messi sul mercato non davano troppo spazio all’estetica: si trattava di mezzi che presentavano un motore ingombrante, appariscente e di dubbio gusto. Ciò accadeva prima che la meccanica del comparto si rendesse capace di produrre motori per bici elettriche da montare sul mozzo anteriore o centralmente, elegantemente arroccati all’interno di borselli in pelle o in stoffa e pressoché invisibili. Oggi il problema relativo al design è stato del tutto risolto in maniera brillante, per chi non se ne fosse accorto.

Performance

Inutile dilungarsi su quanti progressi abbia saputo mettere in campo l’industria della mobilità sostenibile in relazione alle performance delle e-Bike. Oggi, un ciclo di ricarica garantisce un’autonomia media di circa 80-90 km e che può arrivare fino a 100-120 attraverso una gestione attenta delle ripartenze e su circuiti favorevoli. Se si considera che le bici a pedalata assistita sono utilizzate soprattutto all’interno del centro urbano e per circa 10-15 km al giorno, si capisce come, le batterie per bici elettriche odierne, al litio e molto più resistenti delle loro capostipiti, garantiscono un funzionamento continuo per almeno una settimana, utilizzando la bici quotidianamente (senza dimenticare che esse funzionano regolarmente anche senza l’elettrificazione come se fossero normali biciclette).

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Modalità d’uso

Poi c’è una frangia di contestatori che riconoscono alla e-Bike un ruolo di guida per le persone pigre. In realtà, le biciclette elettriche si propongono prima di tutto come un’alternativa ecologica e a impatto zero ai mezzi più tradizionali di spostamento, come gli scooter o i mezzi pubblici, piuttosto che come mezzo per attività agonistica. Non a caso, il mercato delle bici ecologiche è fortissimo soprattutto nella fascia d’età degli under 40 e assorbe una fetta rilevante di lavoratori pendolari che, giornalmente, montano in sella per recarsi a lavoro. Un target fatto da gente lungimirante, accorta e attenta alle problematiche sociali, insomma, altro che pigri.

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