Bici a pedalata assistita: uno standard ISO entro il 2018?

Ad oggi, nonostante un mercato in crescita esponenziale, il comparto delle biciclette a pedalata assistita non può contare su una normativa internazionale uniforme; la produzione è e resta soggetta a vincoli di natura territoriale che impediscono un’omologazione dei mercati transfrontalieri. Una questione che è al centro dei dibattiti da svariati anni e su cui si sta già lavorando. I primi confronti sono stati aperti nel corso dell’ultimo China Cycle Show organizzato tra il 6 e il 9 maggio scorsi a Shanghai, ma la strada da fare è ancora lunga.

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Obiettivo: uniformare le produzioni

A prendere parte ai primi confronti sono stati produttori e stakeholder del settore, in uno dei cuori pulsanti dell’economia della mobilità elettrica qual è Shanghai. L’obiettivo, come detto, è quello di redigere un documento che imponga parametri normativi uniformi in fatto di sviluppo tecnico e, soprattutto, di sicurezza. Negli Stati Uniti, ad esempio, il limite di velocità erogabile tramite la potenza del motore è di 20 miglia, ovvero circa 32 km/h, mentre in Europa ci fermiamo a 25 km/h.

Discrepanze come queste creano non pochi imbarazzi ai produttori che mirano a estendere i propri interessi anche oltre i confini nazionali e, per tale ragione, l’obiettivo di stabilire un protocollo comune appare come prioritario, sebbene non raggiungibile prima di almeno due o tre anni.

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La certificazione ISO

Il modello cui ispirarsi esiste già e gli esercenti del settore ce l’hanno già: si tratta della certificazione ISO 4210 varata per il mercato delle biciclette tradizionali, che stabilisce le specifiche cui ogni prodotto orientato al mercato globale deve ossequiare per poter essere autorizzato a varcare i confini statali. Le tempistiche sono incerte: sappiamo che la nuova regolamentazione non vedrà la luce prima di due anni ma è più realistico ipotizzare che si arrivi al 2019. In ogni caso, si tratta di un’urgenza che faciliterebbe la vita di tutti, dai consumatori finali, che potrebbero così agire in un mercato più concorrenziale e quindi (si presume) più vantaggioso agli stessi produttori, che potranno esportare senza la necessità di intervenire sui prototipi sviluppati per adattarli a ogni specifico mercato di riferimento.

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